DALLA

CULTURA

ALLE

CULTURE
 
Fase 1: Il brief iniziale
 
Il progetto "Bibliotheque City", proposto come iniziativa al primo anno del corso di Brand Design dell'Accademia di Belle Arti di Perugia, è il punto di partenza che ha favorito l'elaborazione di
AND Project.
 
Il brief invitava gli studenti a riflettere sul ruolo delle biblioteche e degli archivi come luoghi di conservazione della memoria, della conoscenza e della cultura.
In un contesto contemporaneo caratterizzato da un accesso rapido e spesso superficiale alle informazioni digitali, questi spazi vengono considerati non solo come depositi di libri e documenti, ma come presìdi culturali e sociali fondamentali per la formazione di una comunità consapevole.
 
L’obiettivo del progetto era dunque quello di valorizzare biblioteche e archivi cittadini, pubblici o privati, mettendo in evidenza le storie, le relazioni e
le possibilità creative che nascono al loro interno.

 
Fase 2: Definizione degli obiettivi e suggestioni progettuali
 
Tramite l'osservazione sul campo e un lungo periodo di interviste e ricerche personali, il progetto ha iniziato a prendere forma.
 
In questa prima fase si sono definiti obiettivi, valore
e missione del nostro lavoro, prendendo ispirazione sia da esperienze personali, che da grandi iniziative già esistenti e rivoluzionarie.

1) Dal punto di vista dello spazio e dell’atmosfera, come dovrebbe essere secondo te una biblioteca multiculturale ideale?

Ragazza 1: Mi trovo bene all’interno della biblioteca e, nel complesso, non sento il bisogno di apportare grandi cambiamenti. È uno spazio che considero accogliente e adatto allo studio. L’unica cosa che ho notato riguarda il fatto che molti ragazzi musulmani utilizzano alcuni spazi della biblioteca per pregare. Personalmente penso che sarebbe utile avere un’area dedicata a questo scopo, così da permettere a chi desidera pregare di farlo in tranquillità e, allo stesso tempo, consentire agli altri utenti di continuare a studiare senza interruzioni. Credo che una soluzione del genere potrebbe favorire una migliore convivenza tra esigenze diverse e rendere l’ambiente ancora più inclusivo.

Ragazzo 1: In generale mi piace molto questo ambiente e non credo che ci siano aspetti particolarmente problematici da modificare. La biblioteca offre uno spazio tranquillo e funzionale per lo studio. Se dovessi segnalare un elemento che a volte crea qualche difficoltà, direi la presenza dei bambini nei momenti di maggiore affluenza. Capisco che la biblioteca sia uno spazio aperto a tutti, ma quando c’è molto movimento e rumore diventa più complicato concentrarsi, soprattutto durante lo studio o la preparazione degli esami. Al di là di questo, considero l’esperienza complessivamente positiva.

Ragazza 2: Essendo la mia prima volta a Perugia, la mia impressione è legata soprattutto alla possibilità di entrare in contatto con culture diverse. Penso che il cibo, le tradizioni locali e la scoperta del territorio siano strumenti molto efficaci per favorire questo incontro. Questa idea mi fa pensare all’Europa Park, dove esistono spazi dedicati a diverse culture e Paesi che permettono ai visitatori di vivere esperienze immersive. Mi piacerebbe che anche qui ci fossero occasioni simili, in cui le persone possano conoscere culture differenti in modo concreto e coinvolgente, non solo attraverso lo studio ma anche attraverso attività ed esperienze condivise.

Ragazza 3: Secondo me, per rendere una biblioteca davvero interculturale, sarebbe importante prestare maggiore attenzione alla comunicazione con gli studenti internazionali. Ad esempio, credo che la presenza di più insegne, indicazioni e informazioni in inglese potrebbe aiutare molte persone a orientarsi meglio all’interno degli spazi. Questo vale anche per le regole della biblioteca, che dovrebbero essere facilmente comprensibili da chi proviene da contesti linguistici e culturali diversi. Una comunicazione più accessibile renderebbe l’ambiente più inclusivo e permetterebbe a tutti di sentirsi accolti e a proprio agio.

Ragazza 4: Penso che un modo efficace per promuovere l’interculturalità all’interno della biblioteca sarebbe organizzare dei gruppi di studio tra studenti provenienti da Paesi diversi. Spesso le persone condividono lo stesso spazio senza avere molte occasioni di interagire realmente. Attraverso gli study group si potrebbero creare momenti di confronto non solo sul piano accademico, ma anche culturale. Gli studenti avrebbero la possibilità di scambiarsi idee, metodi di studio ed esperienze personali, imparando gli uni dagli altri. Credo che attività di questo tipo possano contribuire a creare relazioni più significative e a rendere la biblioteca un luogo di incontro oltre che di studio.

 

2) Se sei una persona che va regolarmente in biblioteca, come ti senti accolta/o dagli utenti italiani? Interagiscono con te? Come?

Ragazza 1: Mi sento molto accolta qui. Fin dal mio arrivo ho percepito un ambiente aperto e disponibile nei confronti degli studenti internazionali. Questo mi ha aiutata a sentirmi a mio agio e a integrarmi più facilmente nelle attività quotidiane.

Ragazza 3: Anch’io mi sento accolta molto bene. Le persone che ho incontrato si sono dimostrate gentili e disponibili, e questo ha reso più semplice il mio inserimento. Essere in un ambiente in cui ci si sente benvenuti è molto importante, soprattutto quando si studia lontano dal proprio Paese.

Ragazza 4: Rispetto alla Corea, qui ho notato che le persone tendono a comunicare di più tra loro. In particolare, l’utilizzo dell’inglese facilita molto il dialogo tra studenti provenienti da Paesi diversi. Questo rende più semplice avvicinarsi agli altri, fare nuove conoscenze e creare occasioni di confronto e scambio culturale. Per questo motivo percepisco l’ambiente come aperto e favorevole alle relazioni interculturali.

 

3) Se ci fosse un’attività che ti permettesse di esprimere la tua cultura in questa biblioteca, in che forma vorresti che fosse proposta?

Ragazza 1: Penso che un’attività interessante per esprimere e condividere la propria cultura potrebbe essere la proiezione di documentari e film provenienti da diversi Paesi. Attraverso le immagini e le storie è possibile conoscere meglio realtà culturali differenti e comprendere punti di vista diversi dal proprio. Mi piacerebbe anche che ci fosse uno spazio dedicato al confronto, dove le persone possano parlare della propria cultura ma anche scoprire quella degli altri, creando occasioni di dialogo e scambio reciproco.

Ragazzo 1: Sono d’accordo con questa idea. Credo che attività come la visione di documentari o film possano essere un buon modo per far conoscere culture diverse e stimolare il confronto tra persone provenienti da contesti differenti. Avere uno spazio in cui discutere e condividere esperienze culturali potrebbe aiutare a creare più dialogo e comprensione reciproca.

Ragazza 2: Se dovessi pensare a un’attività che permetta di esprimere la mia cultura all’interno della biblioteca, sceglierei sicuramente il cibo, che è una delle mie passioni. Mi piacerebbe organizzare dei workshop dedicati alle tradizioni culinarie, magari partendo dalle colazioni tipiche dei diversi Paesi. Trovo interessante come un momento quotidiano come la colazione possa cambiare molto da una cultura all’altra. Credo che attività di questo tipo possano offrire un’occasione concreta per condividere abitudini, tradizioni e storie personali, favorendo allo stesso tempo l’incontro tra persone di culture diverse.

Ragazza 3: Secondo me sarebbe interessante creare uno spazio dedicato alle lingue, una sorta di club in cui le persone possano conoscerle e impararle in modo più coinvolgente. Mi piacerebbe utilizzare strumenti come la musica e la radio per avvicinarsi a culture diverse. Ad esempio, si potrebbero ascoltare stazioni radio provenienti da vari Paesi del mondo, entrando così in contatto con lingue, accenti, suoni e tradizioni differenti. Penso che questo permetterebbe di vivere l’apprendimento linguistico in modo più diretto e immersivo.

Ragazza 4: La ragazza non ha fornito una risposta a questa domanda.

4) Cosa ti farebbe venir voglia di parlare con una persona sconosciuta in biblioteca?

Ragazza 1: Penso che sarei più portata a parlare con una persona sconosciuta se scoprissi di avere qualcosa in comune con lei. Ad esempio, sapere che studiamo le stesse materie o che frequentiamo la stessa facoltà potrebbe essere un buon punto di partenza per iniziare una conversazione. Inoltre, nel caso delle ragazze musulmane, vedere un’altra ragazza che indossa il velo potrebbe rendere più facile avvicinarsi e parlare. In situazioni come questa si crea spesso un senso immediato di riconoscimento e familiarità che può favorire il dialogo.

Ragazzo 1: Di solito sarei portato a parlare con una persona sconosciuta se scoprissi che studia le stesse materie che studio io o che frequenta il mio stesso corso. Avere interessi accademici in comune rende più semplice iniziare una conversazione, magari chiedendo informazioni, confrontandosi sugli esami o condividendo consigli sullo studio. Per me questo è l’elemento principale che può favorire un primo contatto in biblioteca.

Ragazza 2: La mia attenzione sarebbe probabilmente attirata da qualcosa che la persona sta facendo e che trovo interessante. Ad esempio, potrei essere incuriosita da ciò che sta scrivendo, disegnando o leggendo. Se vedessi qualcosa che suscita il mio interesse, mi sentirei più spontaneamente portata a fare una domanda o a commentare, creando così un’occasione naturale per iniziare una conversazione.

Ragazza 3: Personalmente penso che sarebbe utile avere uno spazio dedicato al dialogo e all’incontro tra persone di culture diverse. In biblioteca molte persone preferiscono mantenere il silenzio per studiare, quindi non è sempre facile avviare una conversazione. Avere un’area pensata appositamente per il confronto e lo scambio di esperienze culturali permetterebbe di conoscere nuove persone e dialogare senza disturbare chi sta leggendo o studiando.

Ragazza 4: La ragazza non ha fornito una risposta a questa domanda.

5) Potresti disegnare velocemente un simbolo che può rappresentare la tua cultura?

Ragazza 1: Ho scelto di disegnare una stella, uno dei simboli presenti sulla bandiera del Marocco. È un elemento che associo immediatamente al mio Paese e alla sua identità. Per me rappresenta un forte legame con le mie origini e con la cultura da cui provengo.

Ragazzo 1: Ho disegnato una luna crescente, un simbolo che associo alla religione musulmana e che considero molto significativo dal punto di vista culturale e spirituale. È un’immagine che sento vicina alla mia identità e che rappresenta una parte importante delle tradizioni e dei valori con cui sono cresciuto.

Ragazza 2: Ho scelto di disegnare una baguette e un pezzo di pane perché sono elementi che vengono spesso associati alla cultura francese. Il pane occupa un posto importante nella vita quotidiana e nelle tradizioni del mio Paese e, per questo motivo, lo considero un simbolo semplice ma rappresentativo della mia cultura.

Ragazza 3: Ho scelto di mostrare uno zhong guó jié (中国结), un tradizionale nodo decorativo cinese. Si tratta di un ornamento molto diffuso nella cultura cinese e viene spesso utilizzato come simbolo di buon auspicio, fortuna e prosperità. Lo considero un elemento rappresentativo della mia cultura perché racchiude significati positivi ed è legato a tradizioni che vengono tramandate da generazioni.

Ragazza 4: Ho disegnato una figura ispirata al simbolo presente sulla bandiera della Corea del Sud, simile allo Yin-Yang. Per me rappresenta l’equilibrio e l’armonia tra elementi diversi, valori che occupano un ruolo importante nella cultura coreana. È uno dei simboli che identifico maggiormente con il mio Paese.

1) In che modo ritieni che la biblioteca sia uno spazio accogliente per persone di lingue e culture diverse?

Ragazza 1: Secondo me è facile sentirsi accolti in biblioteca perché è uno spazio frequentato da persone provenienti da contesti molto diversi. Ogni volta che vengo qui noto la presenza di persone di nazionalità ed etnie differenti, e questo contribuisce a creare un ambiente aperto e inclusivo. Lo stesso vale per gli studenti universitari, che arrivano da percorsi di studio e università diverse e rendono la biblioteca un luogo di incontro tra esperienze differenti.

Ragazze 2 e 3: Pensiamo che la biblioteca sia un ambiente piuttosto vario anche grazie alla presenza di libri provenienti da culture e Paesi diversi. Questo permette ai lettori di entrare in contatto con realtà differenti e di ampliare i propri punti di vista. Tuttavia, abbiamo notato che, pur trattandosi di opere appartenenti a letterature diverse, la maggior parte dei libri è disponibile solo in italiano. Sarebbe interessante trovare anche testi nelle lingue originali, così da valorizzare ulteriormente la diversità culturale presente in biblioteca.

Ragazze 4, 5 e 6: Una delle cose che apprezziamo della biblioteca è la varietà dei libri disponibili. Tuttavia, pensiamo che potrebbe essere interessante ampliare ulteriormente l’offerta inserendo più libri dedicati alle tradizioni, alle storie popolari e alle leggende di altre culture. Questo permetterebbe ai lettori di conoscere meglio usanze, racconti e patrimoni culturali diversi da quelli italiani, favorendo una maggiore apertura verso altre realtà.

Ragazze 8 e 9: Secondo noi la biblioteca offre un ambiente molto adatto alla lettura e allo studio, ma è anche un luogo dove è possibile cercare informazioni, approfondire argomenti di interesse personale e sviluppare nuove conoscenze. Inoltre, essendo frequentata da persone di età diverse, rappresenta uno spazio in cui si possono incontrare individui con interessi simili ai propri. Questo contribuisce a rendere la biblioteca non solo un luogo dedicato all’apprendimento, ma anche un ambiente favorevole allo scambio e alla condivisione di esperienze.

2) Quali difficoltà hai notato per chi non parla italiano?

Ragazza 1: Personalmente non ho riscontrato molte difficoltà all’interno della biblioteca. Anzi, penso che la presenza di diversi libri e materiali possa essere utile anche per chi sta imparando l’italiano. Per questo motivo considero la biblioteca un luogo che può aiutare le persone straniere a familiarizzare con la lingua e a integrarsi più facilmente.

Ragazza 2: Secondo me alcune difficoltà riguardano soprattutto la comprensione delle indicazioni e delle regole. Questo non succede solo in biblioteca, ma più in generale in tutta la città. Per chi non parla bene l’italiano può essere complicato capire alcuni avvisi, divieti o informazioni importanti. A volte questo porta anche a malintesi o situazioni spiacevoli, perché non sempre le persone straniere comprendono immediatamente ciò che è richiesto o consentito.

Ragazze 4 e 5: Abbiamo notato che i ragazzi che non parlano italiano spesso hanno bisogno di un supporto iniziale per orientarsi meglio. Può essere difficile capire dove andare, come trovare determinati materiali o a chi rivolgersi per chiedere informazioni. Per questo motivo cerchiamo di aiutarli quando possiamo. Ad esempio, la nostra compagna, che è arrivata qui da pochi mesi, si affida spesso a noi per comprendere meglio alcune situazioni e orientarsi nella vita scolastica e quotidiana. 

Ragazza 6: Sono arrivata qui a settembre e all’inizio ho incontrato diverse difficoltà legate alla lingua. Per questo motivo il supporto delle mie compagne è stato molto importante. Anche se non parlo ancora bene l’italiano, sto frequentando corsi di lingua che mi aiutano a migliorare e a sentirmi più autonoma nelle attività quotidiane e nello studio.

Ragazza 8: Una delle principali difficoltà che incontro riguarda il servizio di prestito dei libri. Come studentessa straniera, non mi è sempre chiaro quali siano i passaggi da seguire: ad esempio, non so se sia necessario registrarsi in anticipo o quali procedure occorra completare per prendere un libro in prestito. Anche la segnaletica presente all’interno della biblioteca è quasi interamente in italiano e questo rende più difficile orientarsi e comprendere le informazioni disponibili. Credo che avere indicazioni in più lingue potrebbe facilitare molto l’esperienza degli utenti internazionali.

3) Quali simboli della tua cultura rappresentano idee, valori, e/o concetti importanti?

Ragazza 1: Non sono riuscita a rispondere alla domanda perché il mio livello di italiano non è ancora abbastanza alto e ho avuto difficoltà a comprenderla completamente.

Ragazza 2: Se dovessi scegliere un simbolo che rappresenta la mia cultura, sceglierei il Sole, che è presente anche sulla bandiera del mio Paese, le Filippine. Per me è un simbolo molto importante perché rappresenta il carattere delle persone filippine. Ci consideriamo persone aperte, positive e accoglienti. Quando qualcuno ha bisogno di aiuto siamo spesso pronti a offrirlo con piacere e, se necessario, ad accogliere gli altri nelle nostre case. Per questo motivo sento che il Sole rappresenta molto bene i valori della nostra cultura e il modo in cui ci relazioniamo con gli altri.

Ragazza 4: Un simbolo che sento particolarmente legato alla mia cultura è l’Occhio di Fatima. È un simbolo molto conosciuto e diffuso, associato alla protezione e al benessere. Fa parte della nostra tradizione e viene spesso utilizzato come oggetto simbolico nelle case o come accessorio personale.

Ragazza 5: Per me il simbolo che rappresenta meglio il Marocco è il leone. Lo considero un animale che incarna valori importanti come la forza, il coraggio e la solidarietà. Sono caratteristiche che sento fortemente associate alla mia cultura e che contribuiscono a rappresentarne l’identità.

Ragazza 6: Pensando alla mia città, Perugia, il simbolo che mi viene subito in mente è il Grifo. È un elemento molto caratteristico della città e della sua storia e rappresenta un importante punto di riferimento per l’identità locale. Lo si può ritrovare in molti luoghi e simboli cittadini ed è qualcosa in cui molti perugini si riconoscono.

Ragazza 8: Per rappresentare la mia cultura sceglierei il Taipei 101, uno degli edifici più famosi e simbolici di Taiwan. È un luogo che identifica immediatamente il mio Paese e che rappresenta, almeno per me, il legame tra tradizione, innovazione e sviluppo che caratterizza la società taiwanese contemporanea.

Ragazza 9: Un simbolo che associo alla mia cultura è il Mahjong, un tradizionale gioco cinese molto diffuso. Non è soltanto un passatempo, ma anche un’attività che riunisce famiglie e amici e che fa parte della nostra tradizione. Per questo motivo lo considero un elemento importante della cultura cinese e un simbolo della socialità e della condivisione.

4) Descrivici brevemente un simbolo con un significato particolarmente importante per te.

Ragazza 1: In questo momento non riesco a pensare a un simbolo o a un elemento particolare che mi rappresenti o che rappresenti la mia cultura. Per questo preferisco non dare una risposta.

Ragazza 2: Se dovessi scegliere un simbolo, sceglierei la piuma. È un simbolo a cui sono molto affezionata, tanto che la porto anche sugli orecchini. Per me rappresenta la libertà e la leggerezza. Credo che la vita vada vissuta senza lasciarsi sopraffare dalle preoccupazioni, cercando di affrontare le difficoltà con serenità. Mi piace l’idea della piuma che si lascia trasportare dal vento e vola libera: è un’immagine che sento molto vicina al mio modo di vedere la vita.

Ragazza 4: Per me il simbolo più significativo è la colomba. La associo immediatamente alla pace, un valore che considero molto importante. Penso che sia un simbolo riconosciuto da molte culture e che rappresenti il desiderio di convivenza, rispetto reciproco e armonia tra le persone.

Ragazza 8: Un elemento che rappresenta la mia cultura è il tofu puzzolente. Si tratta di un alimento tradizionale molto conosciuto, caratterizzato da un odore particolarmente forte che spesso sorprende chi non lo conosce. Nonostante questo, per me ha un sapore molto buono ed è un cibo che apprezzo molto. Lo considero rappresentativo perché fa parte della tradizione culinaria con cui sono cresciuta e che sento legata alla mia identità culturale.

Ragazza 9: Io sceglierei l’hot pot, un piatto molto famoso nella mia città e nella cultura da cui provengo. Lo considero particolarmente rappresentativo perché è molto più di un semplice pasto: è un momento di condivisione che riunisce amici e familiari attorno alla stessa tavola. Per questo motivo rappresenta non solo la tradizione gastronomica del mio Paese, ma anche l’importanza delle relazioni e dello stare insieme.

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Fase 3: La ricerca dei simboli
 
Uno dei momenti più significativi è stato il lavoro di ricerca svolto presso la Biblioteca Augusta di Perugia, che ha rappresentato il punto di partenza per la costruzione dell’immaginario visivo e simbolico del progetto.
 
Aperta al pubblico dal 1623, l’Augusta è considerata una delle più antiche biblioteche pubbliche italiane e uno dei principali luoghi di conservazione del patrimonio storico dell’Umbria. Ancora oggi custodisce migliaia di manoscritti, incunaboli, cinquecentine e raccolte iconografiche che testimoniano secoli di produzione culturale europea.
 
La ricerca non ha rappresentato solamente una fase preliminare di raccolta iconografica, ma un vero e proprio processo di esplorazione culturale. Particolare attenzione è stata rivolta ai simboli legati alle virtù e alle dimensioni più profonde dell’esperienza umana, come la bellezza, il coraggio, la libertà, la forza e
la spiritualità. 

 
Fase 4: La selezione
 
Il passo successivo è stato quello di effettuare una selezione degli stessi simboli, al fine di individuare quelli più significativi e coerenti con l’obiettivo del progetto.
 
Il primo passo è stato quello di affidarsi ad alcuni manuali di semiotica e iconologia per identificare quelli che sarebbero poi stati considerati “temi universali”, ovvero concetti astratti riconosciuti nella maggior parte delle società del mondo e presenti, seppur con differenti sfumature, in tradizioni culturali anche molto distanti tra loro.
 
A tale scopo, il principale riferimento bibliografico è stato il “Dizionario illustrato dei simboli - Simboli, Emblemi, Attributi, Allegorie, Immagini degli Dei, ecc.” di Giuseppe Ronchetti, pubblicato nel 1922.
 
(puoi dare un'occhiata al risultato di questa ricerca cliccando su "DIZIONARIO")
 

 
Fase 5: La ricerca dei simboli
 
Questa volontà di esplorare e valorizzare le differenze culturali si è concretizzata nell’organizzazione di un laboratorio partecipativo aperto al pubblico, concepito come momento conclusivo del progetto ma, allo stesso tempo, come ulteriore occasione di ricerca e raccolta di dati.
 
Per trasformare questi materiali storici in uno strumento di dialogo, ogni simbolo è stato stampato su una carta numerata. Disposte sul tavolo come le carte di un gioco, potevano essere osservate, prese in mano, scambiate e confrontate liberamente.
 
Parallelamente sono stati elaborati dei fogli di lavoro contenenti 3 domande guida, formulate con lo scopo di indirizzare all’interpretazione dei simboli senza imporre risposte predefinite.
 
Una volta conclusa la fase di compilazione, il laboratorio è proseguito con un momento di confronto sotto forma di focus-group.
 
Per il reclutamento dei partecipanti è stata avviata una collaborazione con il Centro Servizi Giovani di Perugia, realtà comunale attivamente impegnata nell’organizzazione di attività educative e interculturali.

E DA QUI NASCE

AND PROJECT.